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L'intervento della cassazione

Con la sentenza n. 18302/2016, la Cassazione, non ritenendo di dover rimettere la questione alle Sezioni Unite perché la giurisprudenza di legittimità ha adottato una linea coerente, ha ribadito che le norme dello Statuto dei Lavoratori sono tese ad assicurare al lavoratore che il controllo a distanza della sua attività lavorativa, anche solo potenziale, sia protetto da garanzie. Quando l’attività di vigilanza a distanza, comunque realizzata, permetta anche la mera possibilità di controllo dell’attività lavorativa occorre attivare le suddette garanzie (articolo 4, L. 300/1970) e ciò anche quando si tratti di controlli difensivi diretti ad accertare comportamenti illeciti dei lavoratori.

Nel caso oggetto della sentenza, inoltre, è stata ritenuta corretta la contestazione del Garante per la privacy in merito alla violazione dell’articolo 8, L. 300/1970, che prevede il divieto di indagini sulle opinioni politiche, religiose o sindacali del lavoratore, nonché su fatti non rilevanti ai fini della valutazione dell’attitudine professionale del lavoratore, in quanto acquisire e conservare dati che contengono o possono contenere tali informazioni importa già l’integrazione della condotta vietata, anche se i dati non sono poi utilizzati. Quindi l’illecito si realizza con la mera acquisizione e conservazione dei dati e non necessita di alcun particolare trattamento. 

In sintesi: l’inibizione dell’accesso dei lavoratori a determinati siti è lecito, la registrazione dei file Log identificativi di indirizzo Ip, dell’utenza contattata, della data e ora di accesso in assenza delle procedure previste per i controlli a distanza, invece, non lo è, anche se i lavoratori siano stati adeguatamente informati circa le modalità di trattamento dei dati. Inoltre, l’acquisizione e conservazione di tali dati comporta la violazione dell’articolo 8 citato.

Anche sul tema del controllo del traffico telefonico la Corte ribadisce la necessità di applicare le garanzie dell’articolo 4 St.Lav. anche in caso di controlli difensivi.

Quanto poi alla posta elettronica, la Corte ritiene che, quand’anche si informino i lavoratori della possibilità di archiviare i messaggi sul server aziendale o sul Pc messo a disposizione dall’azienda, questo non comporta che essi siano resi edotti che, scegliendo la prima opzione, i loro messaggi rimarranno, per un periodo di tempo prolungato, accessibili in chiaro dai soggetti abilitati alla consultazione. Attenzione quindi alle informative sulla privacy da fornire ai lavoratori. 

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