17/03/2016

L'Inps chiarisce: esonero triennale solo con istanza.

I datori di lavoro dovranno presentare
domanda all'ente previdenziale

L’inps fuori da ogni termine per il mese di gennaio chiarisce che le aziende che vogliono fruire dell’esonero previdenziale devono presentare l’istanza tramite il cassetto previdenziale. L’isituto previdenziale in sede della circolare n. 17/2015 aveva dato una sua interpretazione sugli aspetti soggettivi e oggettivi di fruibilità dell’esonero previdenziale, rammentando che questo “incentivo” ha comunque una copertura finanziaria limitata. In poche parole ha voluto dire ai datori di lavoro interessati di sbrigarsi a decidere se usufruire o meno dell’esonero. L’Inps in quella sede però non aveva dato alcuna indicazione, in merito alle modalità tecniche pratiche per l’indicazione e la relativa fruizione dell’incentivo.  Finalmente con una nota l’isituto previdenziale fornisce queste indicazioni è il caso di dire meglio tardi che mai. Per avere l'esonero contributivo previsto dalla legge di stabilità 2015 per le assunzioni a tempo indeterminato, effettuate dal 1° gennaio, i datori di lavoro dovranno presentare quindi una domanda all'Inps.

La scadenza per il versamento dei contributi è lunedì 16 febbraio e l'Inps, venerdì scorso in tarda serata, ha diffuso il messaggio 1144 sulle modalità da seguire per la fruizione della facilitazione. Il notevole ed evidente ritardo impedisce comunque, l'utilizzo delle istruzioni e quindi la fruizione dell’incentivo per il mese di gennaio. L'inevitabile conseguenza che ne deriva è quella di costringere le aziende al versamento dei contributi di gennaio, anche quando gli stessi non sono dovuti.  Questa agevolazione disattende, almeno nella sua partenza, le promesse esplicitate, cioè di un meccanismo di fruizione dello stesso che dovevano essere semplici ed immediati. Ora, spunta la nuova domanda che deve essere presentata dalle aziende tramite il cassetto previdenziale («Richiedo l'attribuzione del codice di autorizzazione 6Y ai fini della fruizione dell'esonero contributivo...»), prima della trasmissione del flusso UniEmens del primo mese in cui si intende usufruire dell'esonero. Ricevuta l'istanza, la sede Inps attribuisce all'azienda il codice 6Y che avrà validità dal 1° gennaio 2015 al 31 dicembre 2018. Testualmente l’Inps precisa l’aspetto pratco: ”detta richiesta andrà effettuata avvalendosi della funzionalità “contatti” del cassetto previdenziale aziende, selezionando nel campo oggetto la denominazione “esonero contributivo triennale legge n. 190/2014”, utilizzando la seguente locuzione: “Richiedo l’attribuzione del codice di autorizzazione 6Y ai fini della fruizione dell’esonero contributivo introdotto dalla legge n. 190/2014, art. 1, commi 118 e seguenti, come da circolare n. 17/2015”.

A rincarare la dose ci pensa poi il farraginoso sistema di recupero ideato dall'Inps. Infatti, il messaggio dovendo basarsi sulla scelta fatta dall'Istituto nella circolare 17/2015, consistente nell'introduzione di un massimale mensile corrispondente a un dodicesimo del tetto annuo massimo (8060 : 12 = 671,66), riesce a complicare ciò che in termini legislativi risultava estremamente semplice. Sarebbe bastato, come nel caso dei massimali IVS, verificare con un progressivo.  Quindi al raggiungimento della soglia annua di 8.060 euro (nei casi di massima fruizione), l'azienda avrebbe iniziato a versare regolarmente, fermo restando la riparametrazione del tetto, laddove la durata del rapporto fosse stata inferiore ai 12 mesi. Non è agevole comprendere le motivazioni alla base della scelta, atteso – peraltro - che la stessa non trova giustificazione nella limitazione della spesa mensile (considerando l'impianto normativo a finanziamento della misura) e non è in linea con lettera della norma. Inoltre, tale meccanismo obbliga l'azienda, in talune circostanze, a versare anche quando ha diritto all'esonero.
Nel messaggio l'Inps riporta alcuni esempi in cui, tuttavia, non si afferma mai chiaramente che nei mesi in cui si eccede il massimale, l'azienda deve versare (recuperando nei mesi successivi).

Nel messaggio si precisa, senza indicare il dettaglio tecnico, che per eventuali importi non spettanti e quindi da restituire, si potranno utilizzare alcuni campi del flusso UniEmens.  Al contrario, nell'ipotesi in cui i datori di lavoro hanno sospeso o cessato l'attività, ai fini della fruizione dell'incentivo spettante, dovranno avvalersi della procedura prevista per le regolarizzazioni contributive (UniEmens/vig). A quanto pare la tempistica dell’istituto previdenziale sembra voluta e probabilmente lo è. Ad avviso di chi scrive ancora il flusso UniEmens non è pronto. Questo viene confermato dal fatto che nel messaggio Inps  non vengono date indicazioni di alcuni aspetti tecnici utili ai fini della gestione dell'esonero quali, per esempio, la probabile esclusione del contributo dello 0,30% (ex lege n. 845/78) integrativo Aspi e devolvibile ai fondi interprofessionali per la formazione continua.  L'esonero pare che vada considerato al netto delle misure compensative previste per lo smobilizzo del Tfr. Inoltre va rilevato che l'esonero agisce anche sul contributo pari allo 0,50% (ex lege 297/82). Il mancato pagamento di tale contributo, oltre ad avere riflessi sull'accantonamento alla Tesoreria, rende inapplicabile la rivalsa a carico dei lavoratori e si ripercuote sulla Quir (monetizzazione del Tfr) in quanto l'importo liquidabile, in questo caso, risulterebbe leggermente più elevato.  L’Inps inoltre non dice nulla in merito alla restituzione dell'1,40% relativo alle trasformazione dei contratti a termine che si ritiene, comunque, spettante.

Ricapitolando per la fruizione dell’esonero contributivo l’istituto assegna all’azienda il codice 6Y che sarà valido fino al 31 dicembre 2018. Per chi ha assunto a gennaio la prima scadenza per chiedere il codice sembra essere quella del termine dell’invio dell’UniEmens di gennaio, ma prudenzialmente si consiglia di operare la richiesta entro lunedì 16 febbraio.

In conclusione il fatto che l’Inps vincoli la fruizione dell’incentivo ad apposita istanza, chiarisce che lo stesso é contingentato e vincolato alla copertura finanziaria. Pertanto il rilascio del codice di autorizzazione determina l’accesso per i tre anni alla fruizione dell’esonero.

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